venerdì 3 novembre 2017

Oggi di cosa parliamo? Spero vivamente che ve lo stiate chiedendo.

Anche perché di aneddoti piccanti, stravaganti e sconvolgenti ne ho ancora molti da raccontare.

Come quella volta in cui in hotel sono arrivati un master e la sua slave.
A colazione incrocio questa coppia: hanno una notevole differenza di età, lei non avrà più di trent'anni, lui almeno cinquanta.
La donna lo serve in tutto e per tutto: gli imburrata il pane, si alza per prendere il cibo, mentre lui se ne sta comodamente seduto a mangiare.
Per andare al buffet, mi passa davanti, indossa un paio di jeans molto attillati e noto uno strano rigonfiamento che somiglia ad un gioiello tra le sue natiche.

Lascio a voi il "piacere" di immaginare di cosa si tratti.

Mentre torna al tavolo, le cade un tovagliolo, così si china e posso intravedere il segno di uno sculaccione a mano aperta.
Quando poco dopo escono, lei ha ancora quello strano rigonfiamento nei jeans. E inoltre indossa anche un collare.
Prima di andare, lui chiede dove poter andare a mangiare e la receptionist consiglia due o tre posti. "Quale di questi locali ha un giardino ben in vista?"

Chi sa cosa avrà in mente.

La mia fantasia prende il volo e mi ritrovo ad immaginare ovetti vibranti telecomandati e orgasmi al tavolo del ristorante.

Dopo aver ottenuto i consigli, escono e noto che lei cammina sempre un passo indietro rispetto a lui, con lo sguardo basso.
" Sbrigati, non voglio perdere tutto il giorno.", la apostrofa col tono fermo e pacato di chi è abituato a comandare senza alzare mai la voce. Lei è scossa da un brivido, forse lui ha premuto il pulsante del telecomando, facendo vibrare quello che la donna ha tra le gambe.
Sempre a testa bassa e senza dire una parola, accelera il passo e lo raggiunge in auto.
Tornano nel primo pomeriggio e spariscono in stanza; li rivediamo solo all'ora dell'aperitivo, raggiungono il bar.
Noto che lei fa fatica a sedersi, come fosse dolorante e lo fa con una smorfia.
L'uomo ordina per entrambi, senza darle la possibilità di scegliere. Ovviamente, lei continua a tenere lo sguardo fisso a terra e a tacere. A cena si ripete tutto identico.
Il giorno dopo, in piscina, capisco il motivo per cui la sera precedente lei faceva tanta fatica a stare seduta, ha i glutei e le cosce segnati da colpi di frustino, che il suo padrone esibisce con orgoglio.
Ogni tanto la palpeggia, facendola trasalire.
La mia fantasia si scatena di nuovo: lo immagino che le ordina di non raggiungere l'orgasmo, nonostante abbia un ovetto che le vibrazioni tra le gambe, poi penso a lei che imbarazzata non riesce più a trattenersi e deve simulare per non dare spettacolo tra i commensali e i passanti che potrebbero guardare nel giardino, incuriositi dal locale.
"Non sei neppure capace ad ubbidire ad un ordine semplicissimo, dovrò punirti."

Ed eccolo lì il frutto della sua punizione, davanti agli occhi di tutti.

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